I genitori che fanno questo errore allontanano i figli adulti senza accorgersene: la scoperta di un terapeuta familiare

Quando i figli diventano giovani adulti, molti genitori attraversano una fase emotiva complessa e poco discussa: il senso di colpa retrospettivo. Quella sensazione sottile ma persistente che forse non si è fatto abbastanza, che determinate scelte educative del passato abbiano in qualche modo limitato le loro possibilità attuali, che la distanza emotiva percepita sia colpa propria. Questo stato d’animo merita attenzione perché rappresenta un passaggio evolutivo del ruolo genitoriale spesso ignorato dalla letteratura sui rapporti familiari.

Il paradosso della genitorialità retrospettiva

Molti psicologi dello sviluppo descrivono questa fase come un momento in cui tu, come genitore, rileggi il tuo operato attraverso le difficoltà presenti dei tuoi figli. Il paradosso sta nel fatto che questo senso di colpa emerge proprio quando i giovani adulti stanno compiendo il loro naturale processo di individuazione: cercano la propria strada, commettono errori, esitano di fronte alle scelte. Processi che appartengono alla crescita, non necessariamente alle mancanze educative ricevute.

Il rischio concreto è confondere la fatica esistenziale dei figli con il risultato diretto delle tue scelte passate, creando un cortocircuito emotivo che ti impedisce di essere presente nel qui e ora, proprio quando il tuo sostegno potrebbe fare davvero la differenza.

Le sfide generazionali che sfuggono alla comprensione

Una delle fonti principali di questo disagio nasce dall’onestà di ammettere una cosa semplice: non capisci fino in fondo il mondo in cui tuo figlio deve costruirsi un futuro. Il mercato del lavoro attuale, caratterizzato da precarietà strutturale, richieste di iperspecializzazione e al contempo di flessibilità estrema, è radicalmente diverso da quello che hai affrontato trent’anni fa.

La sociologa Chiara Saraceno, nei suoi studi sulle transizioni alla vita adulta in Italia, evidenzia come il divario generazionale non sia mai stato così marcato in termini di opportunità economiche e stabilità lavorativa. I giovani adulti si trovano a navigare incertezze che i loro genitori non hanno vissuto con la stessa intensità: stage non retribuiti dopo lauree costose, contratti a termine infiniti, impossibilità di progettare a lungo termine.

Riconoscere i limiti senza paralizzarsi

La consapevolezza di non poter comprendere appieno queste sfide non deve tradursi in impotenza. Al contrario, rappresenta il punto di partenza per una relazione adulta più autentica. I tuoi figli giovani adulti non cercano un genitore che abbia tutte le risposte, ma una figura di riferimento capace di ascoltare senza minimizzare le loro difficoltà con frasi come “anche noi alla tua età”. Cercano qualcuno che riconosca esplicitamente che il contesto è cambiato, che offra sostegno emotivo senza invadere con soluzioni preconfezionate, che chieda genuinamente di essere educato sulle nuove dinamiche che non conosce.

Rinegoziare il sostegno nella fase adulta

Il terapeuta familiare Matteo Lancini sottolinea come uno degli errori più comuni sia mantenere modalità di supporto adatte all’adolescenza quando i figli sono ormai adulti. Il sostegno cambia forma: non si tratta più di controllare i compiti o stabilire orari, ma di essere una base sicura emotiva da cui partire e a cui tornare nei momenti di difficoltà.

Questo richiede una trasformazione profonda del tuo ruolo. Significa accettare che i tuoi figli commettano errori senza intervenire immediatamente, che facciano scelte professionali o relazionali che tu non avresti fatto, che attraversino periodi di confusione senza che tu abbia l’obbligo di “sistemarli”. È un passaggio difficile, lo sappiamo, ma necessario.

Il sostegno pratico senza creare dipendenza

Molti genitori oscillano tra due estremi: il distacco totale per paura di interferire o l’iperprotettività che prolunga la dipendenza. Esiste una terza via, quella del sostegno calibrato, che richiede comunicazione esplicita. Domande come “In questo momento, cosa ti sarebbe più utile da parte mia?” o “Preferisci che ti ascolti o che ti dica cosa farei io?” aprono spazi di dialogo più funzionali rispetto a supposizioni basate su sensi di colpa.

L’aiuto economico, quando possibile, va negoziato chiaramente: non come risarcimento per presunte mancanze passate, ma come sostegno consapevole in una fase storica di oggettiva difficoltà per le nuove generazioni. Non c’è nulla di male nel supportare materialmente i propri figli adulti, purché sia chiaro a entrambe le parti che si tratta di un aiuto, non di un obbligo nato dal senso di colpa.

Liberarsi dal mito del genitore perfetto

La ricerca psicologica è unanime su un punto: non esistono genitori perfetti, ed è paradossalmente meglio così. Donald Winnicott parlava di madre sufficientemente buona, concetto estensibile a entrambi i genitori, per indicare che piccole imperfezioni e frustrazioni sono necessarie per lo sviluppo di individui resilienti.

Rimuginare sugli errori passati sottrae energia al presente. Ogni genitore ha fatto scelte discutibili, ha avuto momenti di assenza fisica o emotiva, ha trasmesso alcune proprie insicurezze. Questo non determina automaticamente il futuro dei figli, che sono individui con propria capacità di scelta e di elaborazione delle esperienze vissute.

Quando tuo figlio adulto è in difficoltà, cosa fai?
Intervengo subito con soluzioni pratiche
Ascolto senza dare consigli non richiesti
Mi assale il senso di colpa
Mantengo le distanze per non invadere
Chiedo cosa gli serve davvero

Creare ponti attraverso la vulnerabilità

Uno degli strumenti più potenti per ricucire distanze emotive è la vulnerabilità autentica. Condividere con i tuoi figli adulti anche le tue incertezze passate, i tuoi dubbi attuali, le tue paure rispetto al non essere stato all’altezza, crea uno spazio di umanità condivisa che abbassa le difese da entrambe le parti.

Questa apertura non significa scaricare le tue ansie sui figli, ma riconoscere che anche tu sei una persona in evoluzione, che hai fatto del tuo meglio con gli strumenti che avevi in quel momento storico e personale della tua vita. Può essere liberatorio per entrambi scoprire che nessuno si aspettava la perfezione, ma solo presenza e sincerità.

Il rapporto con i figli giovani adulti richiede coraggio: quello di accettare che il tuo ruolo si sia trasformato, che non puoi più proteggerli da tutto, che la relazione diventi progressivamente più simmetrica. I sensi di colpa possono trasformarsi in motore di cambiamento solo se non ti paralizzano, se diventano occasione per aprire conversazioni autentiche sul presente piuttosto che rimuginio sterile sul passato. La presenza che conta oggi è quella disponibile all’ascolto non giudicante, al sostegno che rispetta l’autonomia, alla vicinanza che non soffoca. Il resto è rumore emotivo che va riconosciuto, elaborato e progressivamente lasciato andare.

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