Quella sensazione di smarrimento che provi davanti allo schermo del loro smartphone non è solo tua. Migliaia di nonni in Italia si trovano oggi a dover affrontare una sfida educativa che non esisteva nemmeno vent’anni fa: comprendere e proteggere i nipoti da rischi che appartengono a un mondo digitale spesso incomprensibile. La buona notizia? Il tuo ruolo può fare davvero la differenza, anche senza diventare un esperto di tecnologia.
Il divario generazionale è un’opportunità, non un limite
Prima di tutto, smetti di pensare alla tua “ignoranza digitale” come a un handicap. Studi recenti evidenziano come approcci empatici favoriscano apertura nei giovani verso discussioni su temi digitali, con maggiore fiducia rispetto a interventi autoritari. Il segreto sta nell’approccio: non devi controllare, devi capire insieme a loro.
Inizia chiedendo ai tuoi nipoti di mostrarti cosa fanno online, non per sorvegliare ma per interesse autentico. “Mi insegni come funziona questa cosa?” è una frase magica che ribalta i ruoli tradizionali e gratifica l’adolescente, facendolo sentire competente e valorizzato. Durante queste “lezioni”, osserva non solo i contenuti ma anche le loro reazioni emotive: l’ansia quando arriva una notifica, il bisogno compulsivo di controllare i like, l’irritazione quando qualcuno non risponde immediatamente.
I pericoli reali oltre gli allarmismi mediatici
I media tendono a focalizzarsi su predatori online e cyberbullismo, che sono rischi concreti ma statisticamente meno frequenti di altri pericoli quotidiani. Le minacce più diffuse tra i giovani sono altre: la dipendenza comportamentale da schermi, l’esposizione a pressioni sociali irrealistiche, disturbi del sonno e ansia legata all’uso eccessivo di device digitali.
Il meccanismo più insidioso? Il doomscrolling, ovvero lo scorrimento compulsivo di contenuti che genera ansia ma dal quale è difficile staccarsi. Gli algoritmi sono progettati da ingegneri specializzati proprio per creare dipendenza, sfruttando il sistema di ricompensa del cervello adolescente, ancora in fase di sviluppo.
Strategie di dialogo che funzionano davvero
Dimentica i sermoni sui “bei tempi andati”. Gli adolescenti li percepiscono come invalidanti. Prova invece questi approcci validati dalla psicologia dell’età evolutiva:
- La tecnica dello specchio emotivo: quando noti che tuo nipote è turbato dopo aver usato il telefono, rifletti quello che osservi senza giudicare. “Ti vedo preoccupato dopo aver guardato il telefono” apre conversazioni che “Stai sempre su quel maledetto schermo” chiude immediatamente.
- Le domande aperte strategiche: invece di “È sicuro quello che fai online?”, prova “Cosa ti piace di più e cosa ti mette a disagio quando usi Instagram?”. La differenza è sottile ma potente.
- La condivisione delle tue vulnerabilità: racconta quando anche tu hai ceduto a comportamenti compulsivi, magari guardare troppe volte le previsioni del tempo o controllare ripetutamente la posta. Questo normalizza la conversazione sulla dipendenza senza attaccare.
Costruire consapevolezza senza imporre divieti
I divieti rigidi funzionano raramente con gli adolescenti, che trovano sempre modi per aggirarli. Più efficace è coltivare il pensiero critico. Esperti di psicologia dello sviluppo suggeriscono di aiutare i ragazzi a decostruire ciò che vedono online ponendo domande come: “Chi ha creato questo contenuto e perché?”, “Cosa vogliono che tu pensi o faccia?”, “Come ti fa sentire e perché proprio così?”.

Proponi ai tuoi nipoti piccoli esperimenti di consapevolezza: tenere un diario di come si sentono prima e dopo 30 minuti di social media, oppure notare quante pubblicità nascoste incontrano in un’ora di scrolling. Trasforma l’osservazione critica in un gioco investigativo condiviso.
Il tuo vantaggio segreto: tempo e presenza
Hai qualcosa che spesso i genitori, oberati da lavoro e responsabilità, faticano a offrire: tempo non frammentato. Un pomeriggio insieme senza fretta, una passeggiata dove il telefono sta in tasca, attività manuali che richiedono concentrazione come cucinare, fare giardinaggio o bricolage sono antidoti potentissimi alla frammentazione attentiva causata dai social.
Ricerche dimostrano che family support allevia digital anxiety e che gli adolescenti che trascorrono regolarmente tempo di qualità con figure adulte non genitoriali mostrano minore disagio psicologico e migliore gestione dello stress, inclusa una ridotta dipendenza da device. Non devi competere con TikTok: devi semplicemente esserci, costantemente e autenticamente.
Quando e come coinvolgere i genitori
Il tuo ruolo non è sostituire i genitori ma integrarli. Se noti segnali preoccupanti come isolamento crescente, sbalzi d’umore marcati legati all’uso del telefono, disturbi del sonno o commenti negativi sul proprio aspetto, condividi le tue osservazioni con i genitori in modo costruttivo. Evita “Vostro figlio è dipendente dal telefono” e preferisci “Ho notato che Marco sembra agitato quando usa il telefono, forse potremmo capire insieme cosa lo preoccupa”.
Talvolta, avere una figura esterna alla dinamica genitore-figlio che solleva preoccupazioni aiuta tutti a prendere sul serio questioni che rischiavano di diventare terreno di scontro generazionale quotidiano.
La tua preoccupazione per i tuoi nipoti non è solo legittima: è preziosa. In un mondo che cambia a ritmo vertiginoso, la tua capacità di offrire radici, stabilità e uno sguardo amorevole ma critico sulle mode del momento rappresenta un contrappeso fondamentale. Non serve che tu capisca ogni app o ogni trend virale. Serve che tu continui a vedere i tuoi nipoti come persone complete, non come utenti, e che tu offra loro uno spazio dove essere qualcosa di più del loro profilo social.
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